Cari lettori, è da qualche mese a questa parte che sono preso dal mio nuovo lavoro e, per mancanza di tempo e di ispirazione, non riesco a dedicarmi molto alla pubblicazione di nuovi articoli. Non me ne faccio una colpa perché so che si tratta di un periodo. Ho iniziato a lavorare in un birrificio artigianale a Sanremo e mi sta piacendo molto. La creazione di un prodotto che le persone apprezzano dà un’emozione indescrivibile. Proprio per questo motivo sono dell’idea che un’azienda che non basa la propria missione sull’emozione e sulla passione è destinata al fallimento.

La creazione è una responsabilità

L’essere umano è l’unico su questo pianeta in grado di creare qualcosa mediante l’uso dell’intelletto. Prima dell’avvento dell’era industriale, i prodotti erano esclusivamente artigianali, perciò il problema del consumismo non si poneva. Marcata la soglia della produzione in serie, le grandi industrie hanno prosperato creando prodotti che soddisfavano la richiesta di mercato. Maggiore era la domanda, maggiore era l’offerta. Questo accadde per riuscire a stare al passo delle richieste dei consumatori. Tutt’oggi questo sta accadendo e di conseguenza le persone hanno maturato un disinteresse completo per ciò che consumano. Ciò vuol dire che se le imprese producono sempre più prodotti senz’anima è a causa della percezione che abbiamo noi del prodotto stesso.

La maggior parte delle persone desiderano sfamare il proprio appetito e le conseguenze impattano sia noi che l’ambiente: la depredazione delle risorse del nostro pianeta è direttamente proporzionale alla spazzatura che si accumula. Questo è dovuto al fatto che siamo stati abituati a volere sempre di più, senza pensare alle conseguenze delle nostre azioni.

Ma qual è il vero scopo di tutto ciò? Ha senso continuare a comportarsi come se non esistesse un futuro, continuando ad accumulare e a consumare cose inutili e dannose sotto tutti gli aspetti?

Per molti ha senso.

Perciò se devo definire l’industria posso dire che è la rappresentazione esatta dell’uomo medio.

Questo però non fa’ giustizia a quella minoranza che cerca l’emozione nel prodotto che acquista. Da qualche anno stanno prendendo sempre più piede imprese giovani e dinamiche, che hanno come scopo quello di emozionare le persone con cui vengono a contatto, tramite dei prodotti che hanno una storia da raccontare.

Birrifici Artigianali

Negli ultimi dieci anni questo settore sta mostrando delle grandi sorprese e sempre più nuovi imprenditori stanno aprendo il loro birrificio. C’è chi lo fa’ per moda e chi lo fa per passione. Prendendo per esempio il birrificio artigianale per cui lavoro, il birrificio Nadir, posso dire che trovo molto appagante indirizzare le mie energie per la sua crescita. Gabriele, il titolare, è un ragazzo in gamba e la passione per le sue creazioni non manca. Inoltre ha le idee chiare su cosa vuole trasmettere alle persone tramite i suoi prodotti. Abbiamo la stessa età e il nostro modo di vedere le cose è molto simile. Questo mi incentiva molto a parlare e a condividere con le persone la mia esperienza in birrificio, e questo post ne è la prova.

Gabriele produce birra in proprio da due anni in Sanremo. In precedenza però ha avuto un’esperienza pluriennale in altri birrifici che gli hanno dato le basi per iniziare. Così ha imparato dai migliori, sia a produrre che prendendo coscienza degli errori che commettevano. Certo, anche lui ha commesso errori durante la vita aziendale ma questo fa parte del gioco e del bagaglio di esperienza imprenditoriale.

La birra artigianale, a differenza di quella industriale, è in continua evoluzione anche dopo il confezionamento. Spesso sento dire che la birra artigianale costa tanto. Ma, come disse una volta Gabriele, la vera domanda è perché la birra industriale costa così poco?

Le motivazioni sono tanto semplici quanto inquietanti: la birra industriale ha bisogno di mantenere un gusto che sia uguale e stabile. Per questo si usano diverse tecniche che appiattiscono il gusto del prodotto senza permettergli di evolvere nel tempo. Come mai? Perché le industrie come Heineken, Beck’s, Ceres e compagnia cantante non possono permettersi di perdere un bacino di clienti come il loro solo per la variazione del gusto della birra. Un prodotto standardizzato è la missione di queste imprese.

Tornando a noi dicevamo che le nostre birre sono in continua evoluzione. Questo non riguarda solo la percezione del gusto che abbiamo di esse ma anche della filosofia che c’è dietro: ogni birra vuole trasmettere qualcosa, come un pezzo della nostra storia o un messaggio ironico. Per esempio la nostra Alexandrovna, un Imperial Stout è stata dedicata al soggiorno Sanremo dell’imperatrice Maria Aleksandrovna, alla quale dedicarono una delle strade principali che passa per la vecchia stazione: Corso Imperatrice.

Per quel che riguarda le birre con messaggio ironico abbiamo invece la Maicol Gexon, una birra che ha i sapori di una birra scura ma che invece è una birra chiara.

Inoltre, Gabriele ha molta cura per le materie prime che utilizza e cerca sempre di utilizzare prodotti locali, dove possibile, per due ragioni: sono più freschi e preferisce alimentare il mercato della zona anziché qualche impresa di grandi dimensioni a cui importa poco o niente della nostra attività. Per esempio abbiamo la Montefollia fatta con le foglie d’ulivo di ROI, un noto frantoio nel paese di Badalucco sopra Taggia.

Parliamo invece di altre realtà che mi hanno colpito particolarmente: un esempio molto affascinante è anche quello di Baladin, che vuole mettere a contatto produttori e consumatori, come se fossimo una grande famiglia. Infatti danno la possibilità a piccoli produttori locali di vendere i prori prodotti nel loro spazio ricreativo all’esterno del birrificio. Queste molte altre bellissime iniziative alimentano l’anima di questo grande progetto. In una visita al loro birrificio un birraio del nostro gruppo chiese: quand’è che un prodotto artiginale diventa industriale? Teo Musso, CEO di Baladin, brillantemente rispose: quando un produttore non alimenta più il prodotto con la propria personalità e cerca di seguire la moda del momento per attrarre maggiori affari.

Inoltre conosciamo Beertola dove Andrea, il mastro birraio, produce i suoi prodotti mettendoci il cuore e la propria conoscenza in maniera molto armonica. Il risultato è un ottimo prodotto fatto con semplicità. La filosofia di Andrea è produrre con coscienza artigianale. Questa ultima frase parla da sè.

Infine voglio citare anche il progetto Antagonisti, dove ragazzi semplici e volenterosi hanno risollevato l’economia di un paesello di nome Melle in Val Varaita. Il loro scopo è la valorizzazione del territorio e dei prodotti locali e ci stanno riuscendo benissimo!

Con questi esempi di impresa voglio dire che la concezione aziendale sta cambiando e sempre più aziende si stanno adoperando per offrire prodotti di qualità e con una storia da raccontare, soprattutto quando abbiamo di fronte giovani imprenditori. Potrei citare altri infiniti esempi ma per ora mi fermo qui per non dilungarmi ulteriormente.

Conclusione

Siamo aun punto della storia dell’uomo in cui ormai non ci accontentiamo più di un prodotto misero di contenuto ma di qualcosa che abbia una storia da raccontare, soprattutto se la filosofia aziendale ci rappresenta umanamente. Le emozioni sono ciò che portano una persona ad acquistare un prodotto. Con ciò sono dell’idea che la crisi del sistema industriale è alle porte, per il semplice fatto che ci stiamo stufando di consumare senza criterio e vogliamo essere parte dell’esperienza aziendale. Con ciò non voglio dire che falliranno i colossi industriali, ma che se non cambiano le cose gli affari andranno sempre peggio.

Passiamo ora alle domande: Quando scegli un prodotto ti piace vedere da dove proviene, gli ingredienti e cosa c’è dietro il quadro aziendale o li prendi senza pensare? Sei d’accordo sul fatto che le persone stanno maturando una nuova consapevolezza sui prodotti che acquistano?